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Opere 2010

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Equilibrio

equilibrio

Piazza Casotti
Reggio Emilia

MARIO PAVESI, SCULTORE
Più che ispirarmi direttamente ad un maestro lascio il mio spirito libero a tutte le forme del bello perché se è possibile aspiro a vivere tutte le esperienze.
Giacomo Manzù

io mi son un che quando amor mi ispira, noto, ed è a quel modo che ditta dentro vo' significando
Dante Alighieri
Questo amore di Mario Pavesi, “così violento — come avrebbe detto Prevert - così fragile. così tenero. Questo suo amore “cosi testardo e vivo come il desiderio” per la forma, per tutte le forme, anzi, in cui egli trasforma il bronzo quasi fosse materia docile e lieve, diventa il filo di Arianna che ci guida attraverso i percorsi formali dell'artista, ricchi di contaminazioni, di stimoli di echi di eccitanti provocazioni.  Tra I'idea della forma e Pavesi, infatti, c’è una lunga relazione intrecciata di sensi e di passione come dunque sosteneva Manzù - l’aspirazione dello scultore a vivere tutte le esperienze possibili dei valori formali Pavesi ha molti modi di esprimersi: talvolta esso si scioglie in una fluida armonia di accordi in cui il bronzo diventa magari plastica dolcezza di donna, levigata nota che insegue la tenerezza o l’incanto di una reverie femminile, morbido ritmo di cedevole sensualitutà. Talvolta la forma, capace pure di articolare la propria vitalità in un essenziale linguaggio di sintesi attraversato da fremiti astratti, si lascia tentare da un pathos sentimentale in cui la materia addensa turgori novecenteschi. vibranti di forza e di concentrata, tesa scansione di masse. Accade invece, altre volte, che lo scultore moduli la forma in partiture più serrate ed asciutte per accentuare la forza drammatica del dettato plastico; ecco allora che una scabra e tagliente durezza tende le anatomie e i volumi di un corpo. umano o animale che sia, allungandoli quasi in uno spasmo ove sembra affiorare una qualche stigmate espressionista. In un caso o nell’altro, ovvero in tutte le soluzioni formali adottate da Pavesi. il libero fluire dei volumi esalta l’espandersi della figura nello spazio cosi che questa. non importa quali ne siano le dimensioni, assume sempre una misura di torte monumentalità. Ma la scultura di Mario Pavesi non cessa di regalarci sorprese: chè le superfici ed i piani presentano spesso scarti improvvisi passando. ad esempio. da levigate e sinuose stesure a corrose porosità, ad aspre fratture, a doline slabbrate che sembrano indicare una dolente e affaticata condizione dell’ Essere. In ogni caso quella di Pavesi. tra “conflitti” di forma ed accordi ora dolci ora aspri, è una scultura sapiente di molte avventure, compresa quella. fascinosa e intrigante relativa al colore. Non si tratta, infatti, solo della suggestione formale prodotta dalla varietà e dal moto delle ombre che proiettano sulle superfici intensi registri chiaroscurali. A questi si aggiunge anche il valore cromatico delle patine utilizzate con felice scelta di timbri, tanto da regalare al bronzo non soltanto un ampio spettro di luci, ma anche l’illusione di fingersi. talvolta, altro da sè: una pietra basaltica, magari, un quarzo. o un’altro minerale dalla enigmatica ed a affascinante identità. Giuseppe Berti
 
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